ESG sta per Environmental, Social e Governance, cioè ambiente, persone e modo in cui un’azienda è gestita. Sono i criteri con cui banche, investitori e grandi clienti valutano un’impresa oltre al bilancio. Per anni sono sembrati un tema da grandi gruppi quotati. Oggi arrivano sul tavolo delle PMI per altre strade, e quasi sempre la prima domanda riguarda l’energia.
Chi è obbligato, dopo l’Omnibus
La direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità, la CSRD, in Italia è stata recepita con il decreto legislativo 125 del 2024. All’inizio doveva estendersi per gradi a decine di migliaia di imprese, fino alle PMI quotate.
Nel 2026 l’Unione l’ha ridimensionata. La direttiva Omnibus I, la 2026/470, è in vigore dal 18 marzo 2026 e limita l’obbligo alle imprese con più di 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di fatturato. Le PMI quotate escono dal perimetro. Gli Stati membri hanno tempo fino al 19 marzo 2027 per adeguare le norme nazionali, e in Italia questo vuol dire rivedere il decreto 125.
Per quasi tutte le PMI, quindi, il report di sostenibilità non è un obbligo di legge. Ma questo non significa che nessuno lo chieda.
Chi te lo chiede comunque
I clienti. Un grande gruppo che rendiconta deve raccontare anche le emissioni della sua filiera, e per farlo chiede i dati ai fornitori. L’Omnibus ha messo un tetto a queste richieste verso le imprese sotto i 1.000 dipendenti, legato a uno standard volontario pensato apposta. In pratica le domande non spariscono, si uniformano.
Le banche. Le linee guida dell’Autorità bancaria europea sulla concessione del credito e sulla gestione dei rischi ESG chiedono alle banche di valutare l’esposizione ai fattori ambientali anche quando il cliente è una piccola o media impresa. Chi non ha i dati rischia che la banca usi una stima prudente, e di solito non è una stima a suo favore.
Gare e bandi. Sempre più spesso premiano chi dimostra consumi ed emissioni misurati, o li pongono come requisito.
Lo standard che conviene conoscere
Il 30 luglio 2025 la Commissione europea ha raccomandato uno standard volontario per le PMI non quotate, il VSME, preparato dall’EFRAG. Serve proprio a rispondere in modo ordinato alle richieste di clienti e banche, con un modulo di base proporzionato a un’impresa piccola.
Nel modulo di base c’è un capitolo dedicato a energia ed emissioni. Chiede il consumo totale di energia, la parte da fonti rinnovabili e le emissioni di gas serra dirette e quelle legate all’energia acquistata. È anche la parte che si può misurare meglio, perché passa da contatori e bollette.
Le emissioni, in tre ambiti
Le emissioni si contano per ambiti, che il gergo chiama scope.
- Scope 1, le emissioni dirette, per esempio il gas bruciato in caldaia o il gasolio dei mezzi.
- Scope 2, le emissioni legate all’energia elettrica e al calore che compri. Nasce dai consumi elettrici, ed è la parte che un sistema di misura in sito può contare con più precisione.
- Scope 3, tutto il resto della filiera, dai materiali acquistati ai trasporti.
Lo Scope 2 si può calcolare in due modi. Con il fattore medio della rete nazionale, oppure tenendo conto di come è fatto il tuo contratto, per esempio se compri energia con garanzie di origine rinnovabile. Usare l’uno o l’altro senza dirlo è uno degli errori più comuni.
Misurato o stimato fa la differenza
Partire dalle bollette è il modo più rapido, ma restituisce un numero annuale e grezzo. Non distingue quanta energia del fotovoltaico hai consumato in sito e quanta ne hai immessa, non dice quando consumi e non regge bene a una domanda di dettaglio.
Un dato misurato ora per ora, invece, porta con sé la sua fonte e il fattore di emissione usato. Si confronta da un anno all’altro e si difende davanti a un revisore, e c’è un vantaggio che va oltre il report. Gli stessi dati che servono per contare le emissioni servono a capire dove si spreca energia, cioè dove si spendono soldi.
Da dove partire
- Raccogli i consumi di energia elettrica e di combustibili degli ultimi dodici mesi.
- Separa l’energia comprata da quella prodotta in sito, e quella autoconsumata da quella immessa.
- Scegli i fattori di emissione, scrivi quali hai usato e da dove vengono.
- Ripeti ogni mese, così il dato si costruisce da solo e il confronto fra un anno e l’altro è pronto quando serve.
Ensei si occupa della parte sull’energia. Misura consumi e produzione del sito e mostra gli stessi dati in kWh, in euro e in CO₂, con il fattore di emissione e la sua fonte accanto a ogni numero. Il resto del report, su persone e governance, resta a te o a chi ti segue.

